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SUMMARY:SPETTACOLO TEATRALE "GIACOMO BERTOLETTI\, OPERAIO" di e con Giusepp
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DESCRIPTION:Venerdi 15 maggio 🎭\n\nSPETTACOLO TEATRALE "GIACOMO BERTOLETTI\
	, OPERAIO" di e con Giuseppe Nespoli\n\nDalle 20:00 ci sarà una cena a cur
	a del Progetto Guglielmo Rottigni\, e dalle\n21:00 con noi Giuseppe Nespol
	i per lo spettacolo! 👇\n\nLa “piccola storia di un operaio qualunque”: ecc
	o un sottotitolo adatto a questo\nspettacolo\, dove ricostruzione realisti
	ca del passato e memoria storica si\nconiugano con la memoria personale\, 
	imponendo una riflessione sul nostro\npresente\, sul come siamo ora. La vi
	cenda è ambientata nella Bergamasca\, a metà\ndegli anni ’60\, in una gran
	de fabbrica chimica che produce coloranti.\nL’intero paese dipende da ques
	to stabilimento\, che impiega centinaia e centinaia\ndi operai\, gente qua
	lunque\, che pensa solo a lavorare per mantenere la famiglia.\nSiamo ben l
	ontani qui dalla figura dell’operaio-massa\, che in quello stesso\nperiodo
	\, nelle grandi fabbriche del nord Italia\, inizia a prendere coscienza de
	l\nproprio ruolo e a contestare l’organizzazione del lavoro. Alla “Chimica
	”\, così\nla gente chiama il grande complesso che dà da mangiare a tutto i
	l paese\, ci sono\nin prevalenza operai/contadini\, che integrano col magr
	o salario quanto riescono\na ricavare dal lavoro nei campi. Uno di questi 
	è Giacomo Bertoletti\, quattro\npersone a carico\, un passato da emigrante
	 in Svizzera\, figlio di una generazione\ncresciuta tra gli stenti e i sac
	rifici del mondo contadino e gli orrori della\nguerra (“Ti ho mai racconta
	to di quando ero prigioniero degli inglesi in\nAfrica?” dice il protagonis
	ta al suo interlocutore\, rievocando la sua misera\nepopea di italiano man
	dato a difendere i “destini della patria” nel deserto).\nAttorno a Giacomo
	 ruota un mondo di individui simili a lui\, paesani con le\nstesse passion
	i e gli stessi desideri\, le stesse angosce e gli stessi dolori\,\nspesso 
	connotati da soprannomi coloriti come possono esserli quelli affibbiati\nd
	all’umore popolare (uno su tutti: Kruscioff\, l’unico sindacalista della\n
	fabbrica). Qualche volta alla “Chimica” capitano degli incidenti\, un forn
	o che\nsalta e dilania tre operai\, “cose che capitano”. Comunque al funer
	ale c’è tutto\nil paese a consolare le vedove\, con il sindaco\ne la direz
	ione della fabbrica in prima fila e il parroco che ha invocato la\nProvvid
	enza. Ma c’è anche qualcosa d’altro\, assai meno tranquillizzante:\nparecc
	hi operai cominciano a sentire debolezza\, bisogno continuo di andare in\n
	bagno\, bruciori alla vescica\, tracce di sangue nell’urina. Il medico del
	la\nfabbrica\, che è anche medico condotto del paese\, minimizza. La realt
	à si\nprospetta invece drammatica\, chiusa tra il terribile sospetto di av
	ere contratto\nun male incurabile e la paura di perdere il lavoro alla “Ch
	imica”. Senza mai\ncadere nel didascalico\, la vicenda di Giacomo Bertolet
	ti si inscrive così entro\nla tragica etichetta delle tante “fabbriche del
	la morte”\, che ancora oggi\ncostituiscono un problema irrisolto\, ancorch
	é messo in ombra. Gli occhi dello\nspettatore scrutano da lontano l’ultimo
	 giorno di lavoro del protagonista nello\nstabilimento\, prima della strug
	gente sequenza finale\, che costituisce una sorta\ndi epitaffio di un oper
	aio qualunque.
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	ALE "GIACOMO BERTOLETTI, OPERAIO" di e con Giuseppe Nespoli<br><br>Dalle 2
	0:00 ci sarà una cena a cura del Progetto Guglielmo Rottigni, e dalle 21:0
	0 con noi Giuseppe Nespoli per lo spettacolo! 👇<br><br>La “piccola storia 
	di un operaio qualunque”: ecco un sottotitolo adatto a questo spettacolo, 
	dove ricostruzione realistica del passato e memoria storica si coniugano c
	on la memoria personale, imponendo una riflessione sul nostro presente, su
	l come siamo ora. La vicenda è ambientata nella Bergamasca, a metà degli a
	nni ’60, in una grande fabbrica chimica che produce coloranti.<br>L’intero
	 paese dipende da questo stabilimento, che impiega centinaia e centinaia d
	i operai, gente qualunque, che pensa solo a lavorare per mantenere la fami
	glia. Siamo ben lontani qui dalla figura dell’operaio-massa, che in quello
	 stesso periodo, nelle grandi fabbriche del nord Italia, inizia a prendere
	 coscienza del proprio ruolo e a contestare l’organizzazione del lavoro. A
	lla “Chimica”, così la gente chiama il grande complesso che dà da mangiare
	 a tutto il paese, ci sono in prevalenza operai/contadini, che integrano c
	ol magro salario quanto riescono a ricavare dal lavoro nei campi. Uno di q
	uesti è Giacomo Bertoletti, quattro persone a carico, un passato da emigra
	nte in Svizzera, figlio di una generazione cresciuta tra gli stenti e i sa
	crifici del mondo contadino e gli orrori della guerra (“Ti ho mai racconta
	to di quando ero prigioniero degli inglesi in Africa?” dice il protagonist
	a al suo interlocutore, rievocando la sua misera epopea di italiano mandat
	o a difendere i “destini della patria” nel deserto). Attorno a Giacomo ruo
	ta un mondo di individui simili a lui, paesani con le stesse passioni e gl
	i stessi desideri, le stesse angosce e gli stessi dolori, spesso connotati
	 da soprannomi coloriti come possono esserli quelli affibbiati dall’umore 
	popolare (uno su tutti: Kruscioff, l’unico sindacalista della fabbrica). Q
	ualche volta alla “Chimica” capitano degli incidenti, un forno che salta e
	 dilania tre operai, “cose che capitano”. Comunque al funerale c’è tutto i
	l paese a consolare le vedove, con il sindaco<br>e la direzione della fabb
	rica in prima fila e il parroco che ha invocato la Provvidenza. Ma c’è anc
	he qualcosa d’altro, assai meno tranquillizzante: parecchi operai comincia
	no a sentire debolezza, bisogno continuo di andare in bagno, bruciori alla
	 vescica, tracce di sangue nell’urina. Il medico della fabbrica, che è anc
	he medico condotto del paese, minimizza. La realtà si prospetta invece dra
	mmatica, chiusa tra il terribile sospetto di avere contratto un male incur
	abile e la paura di perdere il lavoro alla “Chimica”. Senza mai cadere nel
	 didascalico, la vicenda di Giacomo Bertoletti si inscrive così entro la t
	ragica etichetta delle tante “fabbriche della morte”, che ancora oggi cost
	ituiscono un problema irrisolto, ancorché messo in ombra. Gli occhi dello 
	spettatore scrutano da lontano l’ultimo giorno di lavoro del protagonista 
	nello stabilimento, prima della struggente sequenza finale, che costituisc
	e una sorta di epitaffio di un operaio qualunque.</p>
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